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IL “SALVATOR MUNDI” DI LEONARDO BATTE OGNI RECORD

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MMC Edizioni
20 Novembre 2017

L’opera attribuita al Maestro toscano venduta da Christie’s a cifre finora mai viste per un dipinto.

La vendita presso Christie’s a New York del “Salvator Mundi” e la sua storia.

dipinto "salvator mundi"Ha creato molto scalpore la notizia che il “Salvator Mundi” attribuito a Leonardo da Vinci (e considerato l’ultima opera dell’artista facente parte di una collezione privata), a metà novembre a New York sia stato venduto all’asta per una cifra che mai prima d’ora era stata raggiunta da un dipinto: 450 milioni di dollari. Ha polverizzato ogni record; quello precedente (“soli” 250 milioni) apparteneva a un dipinto di Paul Cézanne: “I giocatori di carte”.
Valutato da Christie’s 100 milioni di dollari, ha scatenato l’interesse di moltissimi collezionisti a livello mondiale che sono accorsi per non farsi sfuggire una simile occasione.
Il dipinto, dato per disperso per molto tempo, ha una lunga storia di passaggi di proprietà. La prima volta fu venduto per neppure 10.000 dollari, poi è stato restaurato e il prezzo si è ampiamente rivalutato ad ogni passaggio fino a giungere nelle mani del ricchissimo imprenditore e collezionista russo Dmitry Rybolovlev che se l’era accaparrato assieme ad altre 37 opere d’arte pagando la cifra complessiva di 1 miliardo di dollari a un commerciante d’arte francese. Il nuovo proprietario invece è rimasto anonimo.
Oltre ai valori economici impressionanti che sono stati movimentati in questo affare, va anche sottolineato che è alquanto raro che una opera così antica (appartiene al 1500) venga venduta nel circuito delle opere contemporanee.

Dubbi sull’autenticità del dipinto e considerazioni sulla attuale capacità di critica dell’individuo.

Quello che invece mi ha personalmente impressionato non sono tanto le cifre da capogiro (che probabilmente un dipinto di Leonardo merita), quanto il fatto che ci siano da sempre molti dubbi sull’autenticità dell’opera e che si sia trattato dell’ennesima operazione puramente commerciale.
Christie’s ha organizzato una campagna di marketing a dir poco imponente (rivolgendosi per la prima volta ad un’agenzia pubblicitaria) e giustamente questo è il suo lavoro. L’azione di marketing si è rivelata efficacissima in quanto l’opera è passata dalla base d’asta di 100 milioni alla chiusura a 450 milioni in soli 19 minuti!
Che il dipinto sia bellissimo, affascinante e realizzato con grande tecnica è innegabile. Però personalmente non sono affatto convinta che l’autore sia Leonardo: la fisiognomica del Cristo ritratto e certi effetti di luce potrebbero anche appartenere allo stile di Leonardo, ma la posa e il globo trasparente (peraltro meraviglioso) non hanno niente a che vedere con il genio toscano.
Non è un’impressione solo mia, ma un’opinione molto diffusa persino fra numerosi esperti dell’arte leonardesca. Recentemente lo storico dell’arte Jacques Franck ha affermato che il ritratto del Cristo non è stato dipinto da Leonardo ma da qualche suo aiutante e che, al massimo, l’opera può contenere alcune pennellate del Maestro.
Questo genere di operazioni in cui un valore fluttua all’improvviso, sono praticamente la regola in ambito artistico, ma ciò che mi allarma di più è che si tratta di un modo di agire e di pensare che sta pericolosamente pervadendo ogni campo della nostra esistenza.
Ormai risulta vincente non tanto il prodotto di reale valore (di ogni genere e tipo, riferendomi anche ai servizi e non solo a oggetti materici) ma quello per cui è stato creato maggior clamore intorno. La televisione ne è l’esempio più evidente. Il programma di successo è quello di cui si parla di più, non il più valido o innovativo. Non vince mai la qualità o una scelta cosciente ma il rumore che accompagna qualsiasi cosa. Il valore finisce con l’essere quantificato dal clamore.
La capacità critica di ciascun individuo, mortificata e per nulla stimolata da sfrenate operazioni di marketing, si affievolisce sempre più. Pericolosamente...

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